LIBIA

Viaggio in fuoristrada nel deserto del Sahara

Almeno una volta nella vita vi consigliamo di provare l’ esperienza di un viaggio nel deserto.

E’ un ecosistema unico e molto diverso da come lo si immagina, cioè privo di vita e assolutamente inospitale.

Anche se non si direbbe è ricco di acqua nel sottosuolo, ed è uno dei luoghi del pianeta  dove non esiste inquinamento di nessun tipo: atmosferico, luminoso, elettromagnetico od organico.

Il deserto del Sahara, così vicino e così vasto, offre  diverse possibilità di accesso attraverso vari stati: Marocco, Algeria, Tunisia, Mali, Mauritania, Libia, Niger, Egitto.

Nell’ ottobre del 2009, dopo aver ascoltato il racconto di un anziano viaggiatore di “Avventure nel Mondo” abbiamo deciso di visitare il Sahara nella parte Libica, l’ Akakus, catterizzato da conformazioni rocciose molto diverse tra loro, da colori unici, da altissime dune di sabbia dorata e da oasi spettacolari.

La procedura per visitare la Libia prevedeva una sorta di “invito” che il governo doveva inviare agli interessati per poter entrare nel paese, subordinato al fatto di dichiarare in anticipo il percorso che si intendeva intraprendere e di accettare la scorta di un loro agente di polizia.

Dovendosi appoggiare a corrispondenti locali per organizzare il soggiorno, abbiamo scelto uno dei viaggi proposti da Avventure nel Mondo ed abbiamo così viaggiato in compagnia di altri  cinque giramondo desiderosi di avventura.

Il viaggio prevedeva pernottamenti in tenda, pasti con cucina da campo e lunghi spostamenti in fuoristrada ma il “disagio” è stato ampiamente ripagato dalle tante  emozioni vissute durante i sette giorni di viaggio.

Siamo partiti da Roma con la compagnia aerea di bandiera Libica e dopo aver fatto scalo a Tripoli, con un volo interno che ci ha portati a Seba, siamo giunti alle porte del deserto e li abbiamo incontrato i due Tuareg originari del Mali che ci avrebbero guidato lungo le piste che portano nel cuore del Sahara.

Fatte le doverose scorte di acqua, carburante e cibo, siamo partiti a bordo di due vecchie Toyota stracariche di bagagli.

Giunti nel primo accampamento in tarda serata, abbiamo immediatamente  ammirato lo spettacolo che ci avrebbe accompagnato per tutto il resto del viaggio:  una luminosa via lattea, visibile a occhio nudo, ed un cielo stellato da favola che incombevano sulle nostre teste.

La sveglia al mattino e tutte le altre attività della giornata erano regolate dal sole, così abbiamo subito capito che la sveglia sarebbe avvenuta con la luce dell’ alba, la colazione sarebbe stata fatta seduti sulla sabbia, la tenda smontata con il fresco del mattino e immediatamente prima della partenza per la prima parte del tragitto quotidiano.

All’ora di pranzo, ci siamo sempre fermati all’ ombra di qualche roccia, per  circa tre ore, in attesa che il picco di caldo passasse, e solo nel tardo pomeriggio  proseguivamo il nostro itinerario sino al tramonto.

Prima che cali il sole, è necessario trovare una postazione per il nuovo accampamento in modo da montare la tenda e la cucina prima che faccia buio.

Questo è il ritmo delle giornate nel deserto e l’ orologio non serve a nulla.

La compagnia delle guide Tuareg è stata eccezionale, discreta e rispettosa ma anche interessante e ricca di confronto tra le nostre diverse culture. Uomini fieri delle loro origini e delle loro tradizioni, non si sono mai lasciati influenzare dalle nostre abitudini occidentali.

Quotidianamente hanno preparato il loro pranzo tradizionale a base di carne di dromedario esiccata, pasta, cipolle e pomodori sorseggiando dello squisito thè alla menta.

Talvolta ci hanno offerto le loro prelibatezze,  come il pane cotto sotto la sabbia o il famoso thè alla menta, senza mai assaggiare i nostri salumi o le nostre pastasciutte.

Non sappiamo bene come riuscissero ad orientarsi  anche nel nulla più assoluto e come facessero ad essere dei così abili meccanici smontando e rimontando vari pezzi dei due fuoristrada ad ogni sosta, ascoltando musica del noto gruppo musicale dei Tinariwen (gruppo musicale originario del Mali con sonorità molto simili al rock di Jimi Hendrix).

Quello che abbiamo visto nel nostro girovagare è stato sorprendente, paesaggi molto diversi,  pietre dai colori sgargianti, archi di roccia, canyon, dune sapientemente lavorate dal vento, oasi ma anche animali: serpenti, scarafaggi, topolini, scorpioni, dromedari e soprattutto  la famosa volpe del deserto, il Fennec.

La cosa più sorprendente è stata trovare incisioni rupestri risalenti a migliaglia di anni fa e raffiguranti uomini e scene di caccia con leoni, giraffe, elefanti e coccodrilli, evidenza che un tempo questa  vasta area era popolata,  verde e ricca di vita.

Nell’ ambiente asettico del deserto, la sporcizia non esiste, la sabbia è pura e anche il sudore non disturba, nel mese di ottobre le temperature e l’ umidità sono tali che il bisogno di lavarsi o rinfrescarsi praticamente non si avverte, per questo motivo abbiamo scoperto che per una sufficiente igiene del corpo poteva bastare meno di un litro e mezzo di acqua, l’ equivalente di una bottiglia di plastica.

E così anche la doccia nel deserto è stata un’ esperienza unica che ci ha fatto capire quanta acqua noi sprechiamo ogni giorno.

Giunti presso i laghi di Ubari, abbiamo iniziato ad incontrare di nuovo la civiltà, tanti appassionati della Parigi-Dakar intenti a salire e scendere dalle dune a bordo di moderni fuoristrada che però non reggevano il confronto con le due irrefrenabili Toyota  “monta e smonta”.

Terminato il giro nel sud del Sahara, siamo  tornati a Tripoli per visitare la capitale anche se prima abbiamo fatto una doverosa sosta a Leptis Magna, la città romana più importante dell’ intero impero Romano dopo la stessa  Roma.

Sito archeologico affacciato sul Mediterraneo, non ha nulla da invidiare ai fori romani e conserva tra l’altro uno stupendo anfiteatro affacciato sul mare.

Anche la città di Tripoli ci ha sorpreso con la sua modernità e le sue tradizioni. Abbiamo gironzolato per il Suk senza mai avere la sensazione di essere in pericolo, abbiamo visitato moschee senza avere la sensazione di essere indesiderati, abbiamo osservato donne che molto serenamente passeggiavano con le amiche intente a fare acquisti nel Bazar,  truccate  ed in  abiti occidentali.

Ci mancheranno le serate trascorse alla luce del fuoco, chiacchierando del più e del meno con i nostri compagni di viaggio, osservando la volta celeste e sorseggiando il nostro the alla menta!

Se hai deciso che questo è il viaggio che fa per te e desideri avere ulteriori informazioni più dettagliate, puoi inserire un tuo commento a questo articolo oppure puoi inviare la tua richiesta via mail all’ indirizzo del blog: diariodibordo3@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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